Disfagia: quando deglutire diventa difficile

Mangiare e bere sono gesti quotidiani che di solito facciamo senza pensarci. Ma per alcune persone, deglutire può diventare complicato o addirittura doloroso. Questo disturbo si chiama disfagia e, anche se può sembrare un problema banale, in realtà è un sintomo da non trascurare.

9/22/20252 min read

Con il termine disfagia si indica la difficoltà a far passare cibi o liquidi dalla bocca allo stomaco. Non è una malattia di per sé, ma un segnale che qualcosa non funziona correttamente lungo il percorso della deglutizione, che coinvolge bocca, faringe ed esofago.

I sintomi possono variare da persona a persona. Alcuni avvertono la sensazione che il cibo “si blocchi” in gola o dietro lo sterno, altri hanno tosse, soffocamento o rigurgiti durante i pasti. A volte compaiono anche dolore quando si deglutisce, voce gorgogliante dopo aver bevuto, o addirittura perdita di peso, perché mangiare diventa faticoso e poco piacevole.

Le cause possono essere molto diverse e si dividono in due grandi categorie:

  • Disfagia orofaringea: legata a problemi della bocca e della gola. È più comune in persone che hanno avuto un ictus o soffrono di malattie neurologiche (come Parkinson o sclerosi multipla). Anche interventi chirurgici o tumori della zona testa-collo possono interferire con i meccanismi della deglutizione.

  • Disfagia esofagea: quando il problema nasce nell’esofago. In questi casi il cibo arriva in gola ma fatica a scendere. Le cause più frequenti sono il reflusso gastroesofageo cronico, che può creare cicatrici e restringimenti, l’ernia iatale, l’acalasia (un disturbo della motilità dell’esofago) o, più raramente, tumori. Anche un corpo estraneo o compressioni dall’esterno possono ostacolare il passaggio.

A tutti capita di “andare di traverso” ogni tanto, ma la disfagia diventa preoccupante se è frequente, progressiva o associata ad altri sintomi come perdita di peso, dolore toracico, rigurgito notturno o sangue nel vomito. In questi casi è importante consultare uno specialista, soprattutto se ci sono fattori di rischio come fumo, consumo eccessivo di alcol o età avanzata.

Per capire l’origine della disfagia il medico può proporre diversi esami. La gastroscopia permette di vedere direttamente l’esofago e lo stomaco, mentre l’esofagogramma con bario mostra eventuali ostruzioni o anomalie. In alcuni casi servono la manometria esofagea, che studia i movimenti muscolari, o indagini radiologiche più approfondite come TAC o risonanza.

La cura dipende dalla causa individuata. In alcuni casi bastano farmaci per ridurre l’acidità o migliorare la motilità esofagea. Nei restringimenti si può ricorrere a dilatazioni endoscopiche, mentre per acalasia, ernie iatali o tumori può essere necessario un intervento chirurgico.
Chi ha disfagia di origine neurologica può beneficiare di un percorso di riabilitazione logopedica, mentre una dieta con consistenze modificate (cibi morbidi, omogeneizzati, addensanti per i liquidi) riduce il rischio di soffocamento e aspirazione.

La disfagia è un sintomo che non va mai ignorato. Può avere origini banali ma anche essere il segnale di condizioni più serie. La buona notizia è che, con la diagnosi giusta e un trattamento adeguato, è spesso possibile migliorare la situazione e tornare a vivere i pasti con serenità.

Mangiare non deve mai diventare una sfida: se la deglutizione ti sembra difficile, il primo passo è parlarne con il tuo medico.