Obesità: tra nuove terapie farmacologiche e chirurgia bariatrica
9/2/20253 min read


Negli ultimi anni si parla sempre di più di obesità come di una vera e propria malattia cronica, e non semplicemente come di un problema estetico. I numeri parlano chiaro: in Italia circa 1 adulto su 10 è obeso, e le conseguenze sulla salute sono tutt’altro che trascurabili. L’obesità aumenta infatti il rischio di diabete tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari, apnea notturna e perfino alcuni tipi di tumore.
Per questo motivo la ricerca medica ha messo a punto diverse strategie di trattamento, che spaziano dai farmaci innovativi fino alla chirurgia bariatrica. Ma quali sono le differenze? E quali rischi e benefici comportano?
Le nuove terapie farmacologiche: Ozempic e non solo
Negli ultimi anni si è parlato molto di semaglutide, meglio conosciuta con i nomi commerciali Ozempic (per il diabete) e Wegovy (specifico per l’obesità). Si tratta di un farmaco appartenente alla classe degli agonisti del recettore GLP-1, che imita un ormone intestinale capace di ridurre l’appetito e rallentare lo svuotamento gastrico.
I risultati degli studi sono incoraggianti: in un trial pubblicato sul New England Journal of Medicine (Wilding JPH et al., 2021), i pazienti trattati con semaglutide hanno perso in media il 15% del loro peso corporeo in circa un anno e mezzo, con miglioramenti significativi del controllo glicemico e dei fattori di rischio cardiovascolare.
Il vantaggio è evidente: un trattamento non invasivo, che non richiede chirurgia e che può aiutare molte persone in sovrappeso o obese. Tuttavia, non è una “bacchetta magica”.
Se il farmaco viene sospeso, spesso si assiste a una ripresa del peso perso. Inoltre, non mancano possibili effetti collaterali gastrointestinali (nausea, diarrea, stipsi) e il costo può essere elevato, specie se la terapia non è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale.
La chirurgia bariatrica: un approccio consolidato
La chirurgia bariatrica, invece, non è una novità. Da decenni rappresenta la strategia più efficace per il trattamento dell’obesità grave (BMI ≥40 o ≥35 con comorbidità). Le tecniche più diffuse sono la sleeve gastrectomy e il bypass gastrico.
Numerosi studi hanno dimostrato i benefici a lungo termine: non solo una perdita di peso significativa e duratura (in media dal 25 al 35% del peso corporeo), ma anche la remissione del diabete tipo 2 e un miglioramento di ipertensione, apnea notturna e qualità della vita. Una metanalisi pubblicata su JAMA (Arterburn DE et al., 2020) ha confermato che la chirurgia bariatrica riduce la mortalità a lungo termine rispetto alla sola terapia medica.
Naturalmente si tratta pur sempre di un intervento chirurgico, con i rischi che questo comporta: complicanze perioperatorie, carenze nutrizionali che richiedono integrazione a vita, e la necessità di un controllo clinico costante. La chirurgia non è “una scorciatoia”, ma un percorso che richiede motivazione e cambiamenti permanenti nello stile di vita.
Chirurgia o farmaco? La scelta è personalizzata
Mettere a confronto le due strategie non significa stabilire quale sia “migliore” in assoluto, ma capire quale sia la più adatta a ciascun paziente.
I farmaci rappresentano oggi una valida opzione per chi non rientra nei criteri chirurgici, per chi ha obesità moderata o per chi desidera un approccio meno invasivo.
La chirurgia rimane la scelta più efficace per i pazienti con obesità grave e comorbidità importanti, offrendo benefici che vanno oltre la semplice perdita di peso.
In entrambi i casi, però, non bisogna dimenticare che nessun trattamento funziona da solo. Senza un cambiamento nello stile di vita – alimentazione equilibrata, attività fisica, supporto psicologico – i risultati rischiano di essere parziali o temporanei.
L’arrivo di farmaci come semaglutide ha aperto nuove prospettive nella cura dell’obesità, accanto a un approccio chirurgico che da anni salva e migliora la vita di molti pazienti. La decisione non può essere presa in autonomia o sulla base di “mode del momento”: deve essere il frutto di un confronto con un team multidisciplinare, che valuti rischi, benefici e condizioni individuali.
L’obesità è una malattia complessa, ma oggi disponiamo di strumenti sempre più efficaci per affrontarla. E la scienza – non le scorciatoie – resta la nostra miglior alleata.
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